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    Lo xenotrapianto. Una speranza o una bufala?

    dr Stefano Chiaramonte

    La notizia è rimbalzata su tutti i siti di informazione mondiale lo scorso 11 gennaio, quando l’Università del Maryland ha dichiarato di aver terminato con successo il primo trapianto di cuore da maiale geneticamente modificato verso un essere umano.

    Il termine scientifico è xenotrapianto che, in biologia, significa il trapianto eseguito con l’utilizzo di organi prelevati a esseri viventi di una specie diversa da quella del ricevente.

    Il paziente, un cinquantasettenne statunitense già in lista di attesa per ricevere un trapianto di cuore, era stato recentemente dichiarato ineleggibile per un trapianto tradizionale e sarebbe quasi sicuramente morto se non avesse ricevuto questa nuova tipologia di impianto. A distanza di circa due mesi dal trapianto, David Bennett, il paziente cui era stato impiantato il cuore di maiale geneticamente modificato, è morto ma la notizia ha riportato d’attualità un tema, quello degli xenotrapianti, che hanno fatto parte della storia della medicina e della ricerca. Già nei secoli scorsi, prima della scoperta dei gruppi sanguigni da parte di Karl Landsteiner (Premio Nobel per la medicina nel 1930), gli animali venivano usati per le trasfusioni ai feriti di guerra, pratica che venne abbandonata quando furono evidenti le gravi complicanze che ne originavano.

    Un altro caso molto noto alla stampa è quello di Baby Fae, nel 1984, neonata per cui era stato autorizzato il trapianto di un cuore di babbuino per provare a darle una speranza, essendo nata prematura e con una grave malformazione cardiaca che le avrebbe permesso di vivere solo pochi giorni. La bimba sopravvisse per ben 21 giorni dopo l’operazione.

    Cambiano i tempi e con essi migliorano le tecniche, la diagnostica e la dotazione di farmaci immunosoppressori per cui l’interesse per lo xenotrapianto rimane. Il motivo principale è la grave carenza di organi donati da persone in vita o decedute. Il trapianto resta una delle terapie più promettenti ed efficaci in molti campi ma le liste di attesa sono molto lunghe. La domanda supera l’offerta. Quindi possiamo avere anche un’attesa media di 5 anni per un trapianto del pancreas e di quasi 4 per quello del cuore o di un rene.

    Al momento, tuttavia, sono troppi i problemi che impediscono di considerare concretamente lo xenotrapianto un'opzione praticabile a breve, primo fra tutti, quello immunologico. La composizione della parete delle cellule, per la presenza di un particolare carboidrato complesso, il galattosio, è differente in ogni specie vivente. Ciò determina una totale incompatibilità genetica perché il sangue del ricevente contiene anticorpi che si legano al tessuto estraneo del donatore e scatenano un immediato grave ed irreversibile rigetto. Il trapianto cardiaco effettuato nel Maryland ha utilizzato un maiale geneticamente modificato mediante un procedimento di editing genomico. Questo termine identifica una tecnologia altamente innovativa che funziona come un correttore del DNA. In questo caso è stato modificato il DNA del maiale in modo da condizionare una modifica della composizione della parete delle sue cellule e quindi un minor stimolo allo sviluppo del rigetto. La strada è però ancora lunga.

    E’ bene comunque ricordare che già oggi utilizziamo correntemente, in sicurezza, valvole cardiache e protesi vascolari provenienti dal maiale e trattati con tecniche di sterilizzazione e denaturazione per togliere ogni contaminazione batterica o virale ed ogni  proprietà di stimolo immunologico.

    Una volta aggirato il problema del rigetto, bisogna essere sicuri che gli organi trapiantati funzionino in modo adeguato nei loro ospiti. L’animale che potrebbe rispondere meglio alle necessità umane è il maiale. Questo per tre motivi principali: sono facili da allevare e si riproducono facilmente, in pochi mesi sono individui adulti e hanno gli organi di dimensioni simili a quelli umani. Inoltre, i maiali possono essere allevati in ambienti sterili e controllati per evitare la contaminazione di agenti infettivi.

    Il trapianto di organi, tessuti e cellule animali nell’uomo solleva specifici problemi bioetici, legati, in primo luogo, al rischio di contaminazione del ricevente, dei suoi familiari e della popolazione umana con nuovi agenti infettivi di origine animale. E’ il caso della temuta presenza di retrovirus silenti, oppure ancora sconosciuti, ospitati nel genoma dei maiali, che potrebbero teoricamente fare il salto di specie e scatenare infezioni nell’uomo. Due esempi eclatanti sono il caso della “mucca pazza” (1986), Morbo di Creutzfeld-Jacob, malattia degenerativa dei neuroni provocata da una proteina alterata chiamata prione che infetta/contamina la carne di manzo bovina e, più recentemente, il caso del Coronavirus che dal Pipistrello è passato al Pangolino e poi, ahimè, all’uomo,

    E’ necessario garantire che l’organo trapiantato non costituisca una minaccia rispetto all’identità psicologica o genetica della persona che lo riceve e che venga dato ampio risalto al consenso informato del ricevente e, in seconda ipotesi, dei familiari

    Da ultimo, ma non meno importante, è necessario tenere in considerazione la maggior presenza dei movimenti animalisti, molto più attivi ora rispetto al passato, che potrebbero opporsi e limitare l’applicabilità di questa pratica, considerata deprecabile in quanto prevede l’uccisione di altri animali (rispetto al solo scopo alimentare) e la creazione di organismi transgenici. A questo riguardo, però, possiamo citare il Documento della Pontificia Accademia Per la Vita in data 26.09.2001 “La prospettiva degli Xenotrapianti - Aspetti Scientifici e Considerazioni Etiche” che sostanzialmente approva lo Xenotrapianto a scopo terapeutico fatte salve tutte le considerazioni sul rispetto per gli animali.

    In conclusione, l’argomento Xenotrapianto è stimolante, potrebbe offrire buone prospettive ma, per il momento,…….amici dell’AIDO, diamoci da fare, il nostro impegno è ancora assolutamente indispensabile!

    Articolo tratto da Rivivere 70 - Giugno 2022

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